Le soluzioni - Salvator Mundi International Hospital
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    Cura del reflusso gastroesofageo nell'adulto

    Per curare il reflusso gastroesofageo, nell’adulto, a volte è sufficiente modificare alcune abitudini alimentari (dieta) oppure assumere farmaci che inibiscano la secrezione acida dello stomaco (es. l’omeprazolo, il lansoprazolo, l’esomeprazolo e il pantoprazolo), eventualmente associati a sostanze che formino una barriera all’azione corrosiva dell’acido (es. magraldato, sucralfato).

    E’ invece indicato operare il reflusso gastroesofageo, ad esempio nei casi in cui:

    • la risposta alla terapia medico-dietetica sia scarsa;
    • il problema si ripresenti alla sospensione della terapia stessa;
    • la sintomatologia sia extradigestiva, ossia quando il reflusso causa tosse cronica, asma, bronchiti ricorrenti, alitosi, sinusiti, otiti, erosioni dentali, aritmie cardiache;
    • il paziente, soprattutto se giovane, non voglia essere sottoposto ad una terapia medica e ad una dieta che dura tutta la vita.

    Il reflusso si può operare e le indicazioni, visti i buoni risultati, sono molto più frequenti di quanto non si pensi. Quando, infatti, il reflusso si operava con lunghe incisioni addominali o toraciche, i candidati all’intervento erano pochi e selezionati. Attualmente, invece, con la mini invasività offerta dalla chirurgia laparoscopica, le indicazioni sono aumentate.
    L’intervento chirurgico, chiamato “funduplicatio”, è in grado di ricostruire la valvola lesionata e viene eseguito con l’impiego della tecnica videolaparoscopica.
    Generalmente richiede una degenza di un paio di giorni e la scomparsa dei sintomi è rapidissima.
    Nell’intervento il fondo dello stomaco viene avvolto a manicotto attorno all’esofago. Durante il rigurgito la tasca che viene così ottenuta si gonfia e schiaccia l’esofago, impedendo il reflusso stesso.
    Inoltre, se la comunicazione tra torace e addome (iato esofageo) fosse troppo ampia, potrà essere ridotta di diametro, sia usando punti di sutura che una piccola rete (Guarda il video dell’intervento in laparoscopia del Dr. Bruno Benini

    Chirurgia mininvasiva o laparoscopica:

    • La chirurgia laparoscopica si avvale di una sofisticata tecnologia che permette al chirurgo di operare senza la necessità di vaste incisioni addominali.
      Attraverso una cannula di 10 mm di diametro, viene introdotta in addome una telecamera ad alta definizione, che riporta l’immagine in uno schermo HD di grandi dimensioni. Analogamente, attraverso sottili cannule di 5-10 mm, vengono introdotti in addome gli strumenti miniaturizzati.
      La laparoscopica riduce quindi il traumatismo chirurgico e, proprio perché consente la riduzione delle complicanze postoperatorie, è indicata anche per pazienti deboli, anziani o ad alto rischio.

    I vantaggi della chirurgia laparoscopica rispetto a quella convenzionale:

    • limitata estensione delle ferite muscolari;
    • ridotto dolore postoperatorio che permetterà al paziente di effettuare respiri profondi, riducendo i rischi di complicanze respiratorie postoperatorie;
    • ridotta assunzione di antidolorifici;
    • rapida mobilizzazione ed allettamento minimo, quindi, ridotta incidenza di alcune complicanze respiratorie, circolatorie e cardiache frequenti nel postoperatorio;
    • rapida ripresa postoperatoria: il paziente è in grado di alzarsi poche ore dopo l’intervento e di camminare agevolmente già il giorno successivo;
    • rapida dimissione: la maggior parte dei pazienti fa ritorno a casa entro 2 giorni;
    • rapida ripresa della funzione intestinale: riduce i disagi tipici del postoperatorio, quali gonfiore addominale o impossibilità ad evacuare. Permette inoltre di alimentarsi il giorno dopo l’intervento;
    • miglior risultato estetico: le lunghe incisioni praticate con la chirurgia convenzionale vengono sostituite, nella laparoscopica, da piccole ferite di 5-10 mm.

    Non possono essere sottoposti a chirurgia laparoscopica i pazienti con:

    • gravi coagulopatie;
    • grave insufficienza respiratoria;
    • gravi cardiopatie;
    • ipertensione endocranica

    Controindicazioni relative

    • Glaucoma
    • Gravidanza
    • Alcuni interventi pregressi all’addome.

    Non tutte le procedure chirurgiche sono eseguibili in laparoscopia, per cui, in alcuni casi si eseguono procedure miste o videoassistite.

    Cura del reflusso gastroesofageo nel bambino

    Il trattamento per il reflusso gastroesofageo dipende dall’età e dai sintomi del bambino.
    Molti di loro, comunque, non necessitano di alcun trattamento perché spesso il reflusso si risolve spontaneamente.
    Alcuni accorgimenti possono migliorare i disturbi: mangiare meno (l’iperalimentazione può aggravare il reflusso) e più spesso; ricorrere ad un latte addensato o aggiungere un addensante al latte in uso e una terapia con alginato nel caso in cui i provvedimenti dietetici non abbiano avuto successo.
    Se si sospetta un’allergia alimentare: il medico chiederà di usare un latte idrolizzato o, in caso di allattamento al seno, chiederà alle mamme di modificare la loro dieta per 1-2 settimane.
    Quando un neonato è inquieto, ha difficoltà a dormire o a mangiare, oppure non cresce, il medico curante potrebbe suggerire un tentativo di cura per far diminuire la quantità di acidi nello stomaco.
    Se la cura è necessaria, ci sono 2 tipi di farmaci che riducono la produzione di acido nello stomaco: alcuni che bloccano la produzione di secrezione acida agendo sul recettore H2 (es. ranitidina) e altri che bloccano la pompa protonica (es. omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo). La scelta del medicinale dipenderà anche dalla fascia d’età. Gli inibitori di pompa non dovrebbero essere usati sotto l’anno di vita, tranne in rari casi.

    Chirurgia mininvasiva o laparoscopica:

    Il ricorso alla chirurgia laparoscopica: può essere appropriato solo per un numero estremamente ridotto di neonati, bambini o giovani con reflusso grave.
    Il ricorso alla chirurgia laparoscopica deve naturalmente essere attentamente valutata dal gastroenterologo pediatra e dal chirurgo, solo dopo un’estesa analisi strumentale con pH-impedenzometria esofagea, EGDS, Rx digerente e manometria esofagea.

    Cura dell'ernia iatale

    Per intervenire sull’ernia iatale si ricorre alla chirurgia mini-invasiva o laparoscopica: si riduce in addome lo stomaco e gli altri visceri erniari, si rimuove il sacco che avvolge l’ernia e che si trova dietro al cuore, in contatto con la pleura ed il pericardio.
    Il foro dell’ernia deve essere chiuso: viene suturato con dei fili non assorbibili, rinforzati, in determinati casi, dall’applicazione di una rete in materiale biocompatibile (Guarda il video dell’intervento del dr. Bruno Benini

    Come in molte altre patologie, quindi, la chirurgia mini-invasiva o laparoscopica ha sostituito quella tradizionale. Così le lunghe cicatrici toraciche o addominali, necessarie per l’approccio al diaframma ma così dolorose, come avveniva con la chirurgia tradizionale, sono state sostituite dai 4-5 forellini della laparoscopica.
    Link come sopra alla chirurgia mininvasiva o laparoscopica.

    Cura dell'acalasia nell'adulto

    Trattamento chirurgico mininvasivo

    Il trattamento chirurgico mininvasivo laparoscopico dell’acalasia o cardiomiotomia (nota anche come miotomia esofagea di Heller) garantisce un risultato sicuro. Dato che l’acalasia è dovuta al mancato rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore, l’intervento chirurgico deve andare ad incidere le fibre muscolari esuberanti, permettendo il rilassamento dello sfintere.
    Il trattamento laparoscopico comporta soltanto 4 fori nella parete addominale di 3-10 mm.
    Il chirurgo può così, grazie all’alta definizione dei sistemi video, sezionare per 7 cm la parete muscolare dell’esofago e per 2 cm quella dello stomaco, tagliando fibra per fibra, senza danneggiare i delicatissimi tessuti dell’esofago.
    L’intervento viene completato da una plastica antireflusso (“plastica di Dor”), utilizzando una parte della parete del fondo gastrico, per evitare che la sezione dello sfintere provochi ripercussioni.
    Il trattamento chirurgico mini-invasivo è di breve durata, così come breve sarà la degenza, di due notti al massimo.
    Il paziente, il giorno successivo all’intervento, non solo potrà alzarsi, ma anche iniziare ad assumere un’alimentazione leggera, senza più avvertire quel nodo che gli impediva di alimentarsi.

    Cura dell'acalasia nel bambino

    Il punto cruciale della terapia è rappresentato dalla risoluzione dell’ostruzione dello sfintere esofageo inferiore.
    Il trattamento farmacologico, che consiste nella somministrazione di vasodilatatori, è limitato a coloro per i quali la dilatazione pneumatica o l’intervento chirurgico rappresenterebbero un rischio o come misura sintomatica quando i pazienti sono in attesa della procedura chirurgica.
    Le due modalità di approccio non farmacologiche di maggior successo nel trattamento dell’ostruzione funzionale presente nell’acalasia sono:

    • Dilatazione pneumatica: a livello dello sfintere esofageo inferiore, viene posizionato un pallone, che viene gonfiato per tendere il muscolo esofageo a livello dello sfintere esofageo inferiore. Questa procedura, nei bambini, ha portato ad un miglioramento nel 50% dei casi.
    • Trattamento chirurgico mininvasivo: è la più comune procedura chirurgica usata nel trattamento dell’acalasia del bambino, che consente di ottenere un miglioramento nell’84% dei casi. I risultati a lungo termine, riportati negli studi più recenti sono eccellenti e questo ha portato gli autori a suggerire che il trattamento chirurgico dovrebbe essere la prima scelta per i bambini affetti dall’acalasia.

    Consigli nutrizionali adutlo

    L’importanza dell’aspetto nutrizionale nel trattamento delle malattie gastroesofagee

    Una corretta alimentazione ed uno stile di vita sano possono ridurre i fastidi causati dal reflusso gastroesofageo e prevenire lo sviluppo della malattia.
    Naturalmente il sovrappeso aggrava il reflusso e l’ernia iatale.
    Le donne e le persone affette da obesità sono più colpiti dall’ernia iatale rispetto ai loro coetanei normopeso.

    Alimenti non consentiti

    • Cibi fritti, piatti già pronti (per la loro preparazione vengono spesso utilizzati molti grassi)
    • Salse con panna, sughi con abbondanti quantità di olio, margarina, burro, strutto, dolci con creme
    • Evitare alimenti grassi, pesanti e acidi
    • Carni molto cotte: stracotti, gulasch, bolliti, ragù
    • Grasso visibile della carne e degli affettati
    • Superalcolici
    • Bibite gassate

    Alimenti consentiti ma con moderazione

    • Cioccolato, agrumi e succo d’agrumi, pomodoro (soprattutto crudo) e succo di pomodoro, cipolla, peperoni, aglio, aceto, peperoncino, pepe, menta.
    • Caffè, anche decaffeinato, thè, bevande gassate.
    • Vino (massimo 2 bicchieri al giorno per gli uomini, uno per le donne).

    Attenzione:

    per evitare, comunque, carenze nutrizionali, è opportuno che, tra gli alimenti sottoelencati, vengano limitati solo quelli che effettivamente il paziente rileva essere associati alla comparsa o al peggioramento dei sintomi da reflusso.

    Alimenti consentiti e consigliati

    • Cibi facili da digerire (pasta, pane, riso, carni magre, frutta)
    • Cereali integrali, frutta e verdura (almeno una porzione a pasto nei casi più gravi prevalentemente cotta o centrifugata), acqua (non meno di 1,5 litri al giorno).
    • Latte o yogurt scremati o parzialmente scremati (meglio consumarlo solo per brevi periodi)
    • Formaggi: primo sale, fiocchi di latte, mozzarella di mucca o formaggi parzialmente scremati come il Grana Padano DOP.
    • Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello, maiale (nei tagli più magri).
    • Pesce: branzino, sogliola, orata, merluzzo (limitare il consumo di pesci grassi come salmone, capitone, anguilla).
    • Molluschi e crostacei (consumo limitato, al massimo 1 volta a settimana).
    • Prosciutto crudo e cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo.
    • Uova (non fritte).
    • Olio extra-vergine di oliva a crudo.

    Regole comportamentali

    • Smettere di fumare. Fumando si ingerisce una notevole quantità d’aria, che può favorire il reflusso.
    • Evitare di indossare cinture o abiti molto stretti in vita perché aumentano la pressione sull’addome, facilitando il reflusso.
    • Seguire un’alimentazione corretta, accompagnata da una masticazione lenta e lunga, per favorire la digestione dei cibi ingeriti.
    • Ridurre il consumo di farmaci irritanti
    • Evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti. Dopo mangiato, bisognerebbe aspettare almeno due o tre ore prima di coricarsi.
    • Evitare di svolgere attività fisica a stomaco pieno, soprattutto se si tratta di esercizi che impegnano la muscolatura addominale.
    • Alzare la parte anteriore del letto di 10-15 cm: aiuta a mantenere l’esofago in posizione verticale anche quando si è sdraiati e impedisce la risalita di materiale acido dallo stomaco.
    • Evitare, invece, di utilizzare pile di cuscini, perché così facendo si assume una posizione che incrementa la pressione sull’addome.
    • In presenza di sovrappeso/obesità: ridurre gradualmente il peso e la circonferenza addominale, attraverso un’alimentazione ipocalorica equilibrata ed un regolare esercizio fisico, sempre sotto controllo medico.

    Avvertenze

    I consigli dietetici forniti sono puramente indicativi e non devono essere considerati sostitutivi delle indicazioni del medico, in quanto alcuni pazienti possono richiedere adattamenti della dieta sulla base della situazione clinica individuale.
    In ogni caso, il paziente verrà seguito e accompagnato nella soluzione della propria specifica patologia, nel percorso personalizzato a lui più adeguato ed efficacie.

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