Il tuo problema - Salvator Mundi International Hospital
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    Infertilità maschile

    L’infertilità maschile si manifesta con una ridotta capacità riproduttiva dell’uomo, per una produzione di spermatozoi insufficiente o per una anomalia nella qualità degli spermatozoi, come la insufficiente motilità, l’alterata morfologia, il DNA compromesso. La coppia sessualmente attiva può considerarsi infertile dopo un anno di rapporti non protetti senza gravidanza. L’infertilità del maschio colpisce quasi il 10% degli uomini, con una incidenza del 50% sull’infertilità generale. Le condizioni che inducono all’infertilità maschile generalmente non presentano sintomi sensibili nel paziente. L’unica eccezione è rappresentata dal varicocele che – in alcuni casi – può causare sensazione di fastidio alla zona dello scroto; infiammazione dei canali uroseminali che provoca l’urgenza di orinare frequentemente; bruciore nell’eiaculazione o nella minzione. Lo stile di vita può certamente aiutare a conservare la propria fertilità. Il fumo, il consumo di alcolici, l’obesità e una vita sedentaria possono infatti partecipare a determinare e aggravare l’infertilità sessuale.


    Disfunzione sessuale

    Le disfunzioni legate alla sessualità e all’apparato genitale maschile non sempre hanno origini legate all’apparato genito-urinario (reni, uteri, vescica, prostata, organi riproduttori maschili esterni), ma possono avere anche cause organiche, psicologiche, inerenti lo stile di vita o l’influenza di agenti esogeni. Per questo l’equipe di Andrologia e Sessuologia di Salvator Mundi International Hospital è composta da andrologi, urologi, endocrinologi, psichiatri, neurologi, sessuologi e dietologi che eseguono trattamenti diagnostico-terapeutici integrati, tenendo sempre in considerazione i fattori che regolano la qualità della vita dell’uomo nel complesso, e di riflesso, della coppia. Componente fondamentale di una buona visita andrologica è che il paziente sia a suo agio e in una situazione di completa fiducia nei confronti del medico. La visita si avvale di un’attenta e anamnesi (storia clinica del paziente) anche per valutare la presenza di eventuali malattie concomitanti quali il diabete, la cardiopatia ischemica ed altre che possono spesso influenzare la sfera uro-genitale. Il passo successivo è un attento esame obiettivo con particolare attenzione agli organi genitali e all’addome: verrà esaminato lo stato generale, la disposizione di grasso e peluria, la consistenza e sensibilità dei testicoli, lo stato delle mammelle, del pene. Qualora poi ve ne sia la necessità si può effettuare un’esplorazione rettale al fine di valutare la prostata (dimensioni, morfologia, consistenza). Quest’ultimo è un esame banale, che richiede pochi secondi e che non risulta doloroso nella maggior parte dei casi. Per completare poi il quadro clinico ci si avvale spesso di accessibili esami di primo livello sia di tipo ematochimico/ormonale (glicemia, azotemia,creatininemia, testosteronemia ed altri) sia di tipo radiodiagnostico. Tra i principali esami strumentali ricordiamo l’ecocolordoppler dinamico penieno, l’ecografia delle vie urinarie e l’ecografia prostatica trans rettale.

    Chirurgia ricostruttiva e protesi

    I casi che richiedono interventi di chirurgia urogenitale interessano diverse patologie. Dalle malformazioni neoplastiche dei genitali fino al tumore del pene. Problematiche che prima delle ultime innovazioni chirurgiche richiedevano addirittura interventi distruttivi o di amputazione. Grazie alla chirurgia ricostruttiva e plastica, oggi è possibile ricostruire le parti amputate con soddisfacenti risultati funzionali ed estetici. La chirurgia ricostruttiva urogenitale è in grado di elevare notevolmente la qualità della vita, apportando benefici funzionali e della sfera psichica ed emotiva. L’impianto di protesi del pene è indicato come soluzione alle disfunzioni erettili che non possono essere curate con farmaci e altri metodi terapici. Tra i vari tipi di protesi si distinguono quelle idrauliche semirigide e malleabili e idrauliche mono, bicomponenti o tricomponenti. Le incisioni cutanee in fase d’intervento interessano la sede perineale, infrapubica, sottocoronale, penoscrotale e scrotale traversa. L’intervento di solito è eseguito in anestesia generale ed è caratterizzato dall’istallazione di due cilindri ad espansione al livello dei corpi cavernosi del pene, un serbatoio nello spazio extraperitoneale del Retzius e infine una pompa che viene posizionata nello scroto.

    Tumori genitali

    L’unità di andrologia Salvator Mundi è specializzata nella diagnosi e cura dei tumori testicolari seminomi e non seminomi. Entrambe le forme tumorali rappresentano il 50% della casistica: i seminomi – maggiormente sensibili alla radioterapia – derivano dalla trasformazione maligna delle cellule che danno origine agli spermatozoi e sono frequenti a partire dai 40 anni. Tra i non seminomi si distinguono i carcinomi embrionali, i coriocarcinomi, i teratomi e i tumori del sacco vitellino. Il tumore del testicolo esordisce solitamente con un nodulo e un aumento di volume, o al contrario con una diminuzione. La visita andrologica, il controllo pediatrico nel bambino, e l’autopalpazione facilitano in ogni caso la diagnosi precoce. Il tumore del pene più comune è il carcinoma spinocellulare, che ha una incidenza sul 95% dei casi, e si sviluppa tra il glande e le parti interne del prepuzio. Un parametro fondamentale per sapere qual è lo stadio di progressione di un tumore è conoscerne il “grado” – quattro in totale – che consente al medico di misurare comparativamente le cellule malate e quelle sane. Tra le forme tumorali piu’ diffuse si distinguono: Neoplasie testicolari, peniene e degli annessi cutanei; Neoplasia prostatica; Neoplasia uretrale; Patologie Infettive; Uretriti; Prostatiti; Orchiti; Epididimite; Malattie sessualmente trasmesse.

    Prostata

    Iperplasia Prostatica Benigna (IPB)

    L’iperplasia prostatica benigna (IPB o BPH – benign prostatichyperplasia),è l’aumento della componente parenchimale e stromale della ghiandola prostatica e come il nome stesso suggerisce, è una patologia benigna che presenta un impatto notevole sulla salute degli uomini al di sopra dei 50 anni di età. L’incidenza di questa patologia nei reperti autoptici è praticamente nulla prima dei 30 anni mentre invece raggiunge quote dell’88% oltre gli 80 anni. E ad oggi è la causa più comune di ricorso a chirurgia nei soggetti anziani. In molti sono ancora convinti poi che l’intervento chirurgico per IPB dia le stesse complicanze che quello per Tumore prostatico, e cioè Impotenza ed Incontinenza, e ciò non è assolutamente vero, in quanto nel secondo caso si va a rimuovere l’intera ghiandola, nel primo caso, invece, si interviene semplicemente eliminando la componente ostruttiva. Con le moderne tecnologie poi si è arrivati all’enucleazione completa dell’adenoma, per via endoscopica, con tecnica laser, che permette di intervenire anche su prostate di grandi dimensioni senza più ricorrere alla chirurgia tradizionale open, e con tassi di complicanze bassissimi.

    Sessualità e terza età

    Chi pensa che la vita sessuale cali con l’età deve ricredersi: se tra i 30 e i 50 anni si è alle prese con lo stress e le pressioni sociali, che possono influire negativamente sulla libido e le prestazioni, nella terza età si è più liberi di esplorare la sfera sessuale e trovare un nuovo appagamento. Più tempo per il corteggiamento, il gioco e l’erotismo. «Il desiderio sessuale non diminuisce. Fuori dal circuito produttivo e riproduttivo, nella terza età si vive una seconda adolescenza, seppure con le dovute differenze fisiche.
    Malattie cardiovascolari, diabete, ipercolesterolemia e l’assunzione giornaliera di alcuni farmaci possono avere un impatto negativo e la qualità della vita sessuale, soprattutto nella terza età, è correlata a un buono stato di salute generale. Alcuni esperti parlano di «aspettativa di vita sessuale»: secondo uno studio apparso sul British Medical Journal, che ha valutato il legame tra frequenza degli atti sessuali, qualità delle prestazioni e condizione fisica di oltre 6 mila volontari, all’età di 55 anni ammonterebbe a 15 anni per gli uomini e 11 per le donne. Un numero in aumento se la terza età viene trascorsa con un partner. Soprattutto negli uomini la qualità dell’attività sessuale può essere predittrice di benessere: un deficit erettile, ad esempio, a volte è un campanello di allarme per altri disturbi come l’iperplasia prostatica benigna. Nelle donne, in generale più in salute dei coetanei, l’inattività sessuale ha invece cause solo di tipo affettivo: ovvero, la mancanza di un compagno stabile o marito.
    Mantenere viva l’attività sessuale va di pari passo con una migliore qualità di vita. A livello fisico vi è un rilascio di molecole legate al benessere, come le endorfine. Ma c’è un impatto anche a livello mentale ed emotivo: il sesso aiuta a sentirsi attivi, desiderati e, più in generale, ancora vitali. Occuparsi della propria sfera sessuale significa occuparsi di se stessi. Lo hanno osservato i ricercatori dell’Università della Florida, in uno studio pubblicato sulle pagine del Journal of Sexual Medicine che ha coinvolto 1.879 volontari, anche ultraottantenni, di una comunità locale: i sessualmente attivi – il 55 per cento degli uomini e il 45 per cento delle donne partecipanti – partecipano maggiormente alle attività sociali, sono iscritti almeno a due club ricreativi, si dedicano a passeggiate 1-2 volte alla settimana, non fumano e assumono meno farmaci.

    Riabilitazione del pavimento pelvico

    La riabilitazione pelvica consiste in un insieme di tecniche finalizzate ala tonificazione dei muscoli perineali (tra ano e genitali) di sostegno a vescica, utero e retto-ano. La tecnica è utile a qualunque età, negli uomini e nelle donne, ed è particolarmente efficace per la prevenzione e cura dell’incontinenza fecale, della stipsi da sforzo, del prolasso urogenitale e di varie problematiche della sfera sessuale.

    Si rivolge sia agli uomini che alle donne in caso di:

    • Incontinenza urinaria o urgenza alla minzione.
    • Pre e/o post chirurgia uro-ginecologica o colon-anale.
    • Alterata sensibilità, dolore ed ipotonia dei muscoli vaginali, con possibile compromissione della sfera sessuale.
    • Interventi alla prostata.
    • Problemi di eiaculazione precoce.
    • Incontinenza fecale o urgenza all’evacuazione.
    • Alterata sensibilità rettale con assenza di stimolo all’evacuazione.
    • Stipsi da dissinergia del pavimento pelvico (incapacità di coordinare le spinte all’evacuazione), defecazioni dolorose e frammentate con bisogno di evacuare più volte al giorno con molto sforzo ricorrendo anche alla digitazione.
    • Gravidanza, parto e/o post-parto: il parto può provocare un eccessivo rilassamento e/o perdita di tono dei muscoli della vagina e la riduzione della sensibilità della zona anche a causa di lacerazioni o di epistomie (incisione chirurgica del perineo, lateralmente alla vagina). Rinforzando i muscoli perineali con gli esercizi specifici, si possono ripristinare le normali funzioni muscolari.
    • A scopo preventivo nelle donne a rischio (pluripare, se si svolgono lavori pesanti, obesità, dimagrimento, menopausa, stitichezza, frequenti bronchiti).
    • In caso di prolasso uro-genitale e/o retto-anale.
    • Dolore pelvico.
    • Attività fisica limitata.
    • Per migliorare la vita sessuale, giacché questi esercizi consentono di ottenere per l’uomo una maggiore consapevolezza rispetto al funzionamento del proprio apparato genitale e una maggiore capacità di controllare l’orgasmo ritardandolo. P per la donna la riabilitazione pelvica accresce il controllo e il rilassamento muscolare in caso di vulvodinia (spasmi involontari dei muscolari vaginali) e di dispareunia (persistente dolore solo durante l’atto sessuale).

    Attraverso l’educazione del nostro perineo possiamo migliorare qualitativamente la vita sessuale ai fini di una buona sensibilità vaginale e di una ottimale sensazione orgasmica.
    Le sintomatologie sopra elencate comportano grandi limitazioni alla vita lavorativa, sociale, sessuale, con ripercussioni sullo stato emotivo e sulla qualità della vita.
    La riabilitazione pelvica, agisce nel senso contrario, attraverso metodiche non dolorose e non invasive, che non hanno effetti collaterali e che, tra l’altro, agevolano anche un’eventuale opzione chirurgica.
    La tecnica è indicata inoltre nelle ultime linee-guida dell’International Continence Society, come primo approccio terapeutico per l’incontinenza urinaria a tutti i livelli e, secondo i risultati di un recente studio italiano, consente il raggiungimento del 70% di guarigione.

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