Prevenzione, attualità e futuro della radiologia per immagini. Intervista al prof. Gianfranco Gualdi - Salvator Mundi International Hospital
    • 23 MAG 17
    Prevenzione, attualità e futuro della radiologia per immagini. Intervista al prof. Gianfranco Gualdi

    Prevenzione, attualità e futuro della radiologia per immagini. Intervista al prof. Gianfranco Gualdi

    Prof. Gualdi lei è tra i più stimati radiologi italiani ed esperti di diagnostica per immagini. Ci racconta il suo percorso professionale?

    Ho cominciato tra i primi in Italia, se non proprio il primo, a fare la tomografia computerizzata. A quei tempi la macchina era lentissima, per avere otto strati ci volevano più di venti minuti ed un esame con e senza contrasto durava oltre un’ora, quindi si potevano fare pochi esami e c’erano pochi centri in tutta Italia in cui confluivano i pazienti da tutte le regioni. Poi la tecnologia è cambiata e con questa anche la mia specializzazione con la risonanza magnetica e con le altre tecniche che, successivamente, ho messo a punto nello studio che ho portato avanti.

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    Salvator Mundi negli ultimi tempi ha rinnovato il suo centro di diagnostica per immagini, che esami è possibile svolgere oggi?

    Oggi alla Salvator Mundi è possibile svolgere qualsiasi tipo d’indagine, con la tomografia computerizzata, con la risonanza magnetica ed anche con le tecnologie più avanzate per lo studio della mammella e la mammografia con la tomosintesi. La tomografia computerizzata è un’ottima macchina che permette qualsiasi tipo d’indagine ed è dotata di un software particolare che consente di ottenere una riduzione significativa della dose. La risonanza magnetica è una maccchina di recente generazione con la quale è possibile fare qualsiasi tipo d’indagine anche le più sofisticate, quali la spettroscopia, ovvero lo studio del metabolismo dei tessuti, gli studi in diffusione, che valutano la percentuale di molecole d’acqua e la loro mobilità, gli studi di perfusione e la trattografia, lo studio dei tratti nervosi, utile nella valutazione dei tumori cerebrali.

    Tac, raggi X , Rm ed ecografia: chi sono i pazienti usuali di queste tecnologie?

    Oggi qualsiasi tipo di patologia viene sottoposta all’imaging. La maggior parte dei pazienti che noi valutiamo, per quanto riguarda la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica sono oncologici e con patologie neurologiche. In questo caso la risonanza magnetica ha portato un contributo notevole, potendo dimostrare affezioni e alterazioni che fino a poco tempo fa era impensabile poter evidenziare. Inoltre ci sono gli studi osteo-articolari, la risonanza magnetica consente di ottenere informazioni accurate su tendini, legamenti, giunzioni miotendinee e cartilagini. Tecniche che sono in grado di risolvere qualsiasi tipo di problema morfologico.

    In Salvatori Mundi effettuate diagnosi con mezzi di contrasto? Ci spiega di che cosa si tratta?

    I mezzi di contrasto che vengono utilizzati sia in tomografia computerizzata che in risonanza magnetica hanno una matrice comune come risolutori della patologia. Il mezzo di contrasto non fa altro che esaltare le differenze di densità in tac e di segnale in risonanza magnetica tra una patologia e il tessuto in cui questa si colloca, in modo da rendere più facili le identificazioni di lesioni che altrimenti, senza l’ausilio del mezzo di contrasto, potrebbero restare misconosciute.

    Quali sono i rischi collaterali per coloro che si espongono a raggi, risonanze e tac?

    La risonanza magnetica non ha implicazioni da un punto di vista del danno biologico. La tomografia computerizzata con i software che consentono una riduzione addirittura dell’80% della dose, ha ridotto in modo notevole le possibilità di creare danni biologici. La cosa più importante, comunque, è inviare i pazienti a fare gli esami quando c’è una reale indicazione clinica. In questo modo il problema dei raggi diventa secondario.

    La Tac in cardiologia è utile? Cosa ne pensa?

    La Tac in cardiologia ha portato un contributo notevole soprattutto nello studio delle arterie coronarie. La Tac delle coronarie è un esame che ha un’attendibilità quasi del 100%, ovvero l’esame ha un valore predittivo altissimo, possiamo dire con sicurezza se le coronarie sono malate o no. Se con la Tac vediamo una patologia della parete delle arterie coronarie è giusto indagare con la coronarografia ed inviare il paziente al cardiochirurgo.

    Che cos’è la radiologia interventistica?

    La radiologia interventistica è l’insieme delle procedure effettuate sotto il controllo della radiologia, in particolare della Tac. Ad esempio le biopsie sotto Tac,  ovvero l’introduzione di un ago nel contesto della lesione e la possibilità di controllare il percorso dello stesso in modo che arrivi nel contesto della lesione. Ciò è possbile tramite la Tac, una volta che l’ago è posizionato correttamente nella lesione, si va ad aspirare un pezzetto di tessuto per poi procedere con una diagnosi istologica. Con la Tac è possibile posizionare tubi di drenaggio in raccolte ascessuali senza dover inviare il paziente al chirurgo e posizionare drenaggi nelle vie urinarie e biliali dilatate.

    Quali sono i punti di forza del centro diagnostico per immagini del Salvator Mundi?

    I punti di forza sono le relazioni tra i radiologi, per cui ogni esame viene visto da più di un radiologo insieme allo specialista di branca. Ci sono radiologi settoriali: chi si occupa di osteo-articolare, di neuroradiologia, di cardioradiologia e di radiologia del tronco e dell’addome. Più specialisti visionano il caso, ne discutono e ciò diminuisce sensibilmente l’errore.

    Alcuni osservatori sostengono che l’Italia sia uno dei Paesi europei con il maggiore numero di esami diagnostici cosiddetti inappropriati: 110 ogni 1000 abitanti. Le risulta?

    Questo è un problema che si presenta soprattutto nelle strutture pubbliche, dove il fatto di non pagare l’esame porta ad una massiccia affluenza di pazienti, che molto spesso non hanno un’indicazione reale all’esame. Un’altra motivazione è la paura che il paziente possa denunciare, questo spinge i medici a chiedere degli esami che non sono necessari.

    Nella diagnostica per immagini il privato sta piano piano sostituendosi al sistema sanitario pubblico cosa indica questo fenomeno?

    Intanto la super affluenza che c’è nei centri pubblici, i quali spesso non hanno attrezzature o specialisti di livello tale da consentire una prestazione diagnostica di rilievo. Questo succede più frequentemente nell’Italia centro meridionale, dove non c’è un rinnovo delle apparecchiature, il personale non viene motivato ed incentivato a perfezionarsi, i radiologi sono pochi in organico e quindi non si specializzano.

    Nell’era delle tecnologie avanzate quanto conta il radiologo?

    La tecnologia è decisamente importante ma l’esperienza del radiologo è ciò che rende la diagnosi possibile e di alto livello. E’ facile vedere un’alterazione con le tecnologie che abbiamo, che hanno una risoluzione di contrasto e spaziale notevoli, ma il ruolo del radiologo è fondamentale nel capire di quale lesione si tratti. L’esperienza gioca un ruolo preliminare e diventa addirittura più importante della tecnologia.

    Quanto è importante la prevenzione in oncologia?

    Oggi c’è una nuova sequenza in risonanza magnetica la Diffusion Whole Body, che permette di indagare sull’intero corpo. Si tratta di una sequenza particolare che valuta il movimento browniano delle molecole d’acqua, permettendo d’individuare se nel corpo ci sono delle zone in cui le molecole si muovono di meno. In una lesione tumorale il movimento browniano delle molecole d’acqua è inferiore rispetto a quello in zone di tessuto normale o in zone dove ci sono delle alterazioni di tipo cistico, dove le molecole d’acqua si muovono normalmente. Ciò consente la diagnosi precoce di gran parte dei tumori e soprattutto la diagnosi delle metastasi. Si tratta di una Pet senza l’impiego del radiofarmaco. La Pet è una tomografia ad emissione di positroni, una tecnica accurata e valida, considerata indispensabile nella stadiazione dei tumori, ovvero per rilevare la grandezza di un tumore e la sua estensione rispetto alla zona originaria di sviluppo e quindi la necessità o meno per il paziente di essere sottoposto ad intervento. E’ inoltre in grado di dirci se il paziente risponde o meno alla terapia, in quanto si misura l’entità della captazione di una lesione e, dopo anche un solo ciclo di terapia, si può vedere se quell’entità è ridotta o aumentata, quindi se il paziente ha risposto o meno alla terapia per poterla cambiare in caso necessario. Sia la Diffusion Whole Body sia la Pet sono tecniche indispensabili nella valutazione del paziente oncologico.

    In quali ambiti può giocare un ruolo determinante la risonanza magnetica?

    Sicuramente in ambito neurologico dove gli studi hanno dimostrato una grande efficacia nel rilevare l’ictus. In tempi molto più brevi rispetto alla tomografia computerizzata  possiamo dire se un paziente ha avuto un’ischemia cerebrale o un TIA, un insulto ischemico transitorio, che non lascia un danno nel tessuto cerebrale. Nello studio delle demenze, la risonanza insieme alla Pet sono estremamente importanti nella valutazione dell’alzheimer. Oggi la Pet usa dei radiofarmaci, che si legano alle proteine danneggiate il beta amiloide e ci permette di fare una diagnosi di alzheimer. Nei tumori cerebrali grazie all’impiego di tecniche come la trattografia, che ci dimostra se c’è coinvolgimento dei fasci nervosi, con la possibilità di valutare gli studi funzionali per vedere se una lesione ha danneggiato il tessuto cerebrale o per vedere, nella programmazione dell’intervento chirurgico, se intervenendo in una determinata zona il chirurgo può danneggiare un tessuto cerebrale. La risonanza magnetica ha portato un altro enorme contributo nella valutazione della patologia osteo-articolare, dove è in grado di dare informazioni che nessuna delle altre tecniche può dare e poi ancora nello studio addominale e del cuore, dove grazie al mezzo di contrasto è possibile rilevare dei segni tipici, che caratterizzano le diverse miocardiopatie, le miocarditi e valutare gli esiti dell’infarto cardiaco o il danno dovuto all’ischemia miocardica.

    Come è cambiata la risonanza magnetica rispetto al passato?

    In passato il cuore e il torace non si potevano studiare, c’era una minore risoluzione spaziale, di contrasto e temporale, tanto che l’addome veniva considerato poco rilevante nello studio del paziente, mentre oggi possiamo fare degli studi addominali notevoli. Ad esempio nello studio del fegato abbiamo la possibilità di utilizzare un mezzo di contrasto epatospecifico. Questo sarà uno dei progetti futuri della risonanza magnetica: individuare  i mezzi di contrasto organo specifici, validi per quel tipo di tessuto e quindi in grado di dare delle informazioni rilevanti. Ad esempio con il mezzo di contrasto epatospecifico possiamo rilevare le lesioni epatiche, le metastasi anche di piccole dimensioni e soprattutto differenziare i vari tipi di tumori epatici.

    Com’ è composta la sua equipe? Quali sono i vostri punti di forza?

    Nel mio gruppo ci sono vari medici di elevato livello, che provengono da una lunga esperienza di ricerca e formativa presso l’Università La Sapienza. Ognuno si è poi specializzato in un settore specifico in quanto oggi non è più concepibile fare una radiologia a tutto campo, le conoscenze sono tante ed in continua evoluzione e non è possibile che soltanto un radiologo sia in grado di refertare con accuratezza dal tumore cerebrale, alla frattura del piede. Quindi uno dei nostri punti di forza è l’aver diviso le varie persone nei vari settori, oltre alla collaborazione che c’è tra loro, per cui nel corso di un esame total body, ad esempio, questo viene visto da più di un medico ognuno con le sue competenze.

    Collaborate con i medici di altre specializzazioni?

    Questo è fondamentale, la radiologia può dare tanto se l’indicazione è giusta e se c’è un colloquio con lo specialista di branca. Teniamo molto ad avere il colloquio diretto con chi ci ha inviato il paziente e nella refertazione ad un ulteriore colloquio con chi riceverà il referto, in modo che ci sia un indirizzo preciso sull’iter diagnostico o la programmazione terapeutica del paziente. La collaborazione tra chi fa e chi riceve l’esame è fondamentale perché il paziente sia seguito in modo giusto e accurato.

    Che consiglio darebbe ad un giovane specializzando radiologo e ad un paziente?

    Il consiglio ai pazienti è di rivolgersi a centri qualificati, d’informarsi sul tipo di apparecchiature utilizzate e sull’esperienza degli operatori. Un consiglio ai giovani è di metterci tanta passione, che è l’unica cosa che può realmente portarli a diventare radiologi di alto livello.

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